venerdì 20 luglio 2012

TERAPIA DI GRUPPO

JUNG sulla TERAPIA DI GRUPPO

«In una lettera di Jung si legge: “Anche un piccolo gruppo è retto e influenzato da uno spirito di gruppo suggestivo che, se buono, può avere un’azione sociale favorevole, naturalmente a prezzo dell’autonomia spirituale e morale dell’individuo. Il gruppo esalta l’Io: ci rende più audaci, più presuntuosi, più sicuri, più insolenti e irriguardosi; ma il Sé è schiacciato e respinto indietro a vantaggio della mediocrità…La terapia di gruppo è, secondo me, capace di giovare soltanto all’uomo ‘sociale’. Ai giorni nostri, in cui si annette tanta importanza alla socializzazione del singolo perché si richiede anche una particolare capacità di adattamento, è attribuita certamente una maggiore importanza lla formazione di gruppi orientati psicologicamente…Lascio all’individuo pieno diritto d’inserirsi della società; quanto a me, lotto in favore degli inalienabili diritti dell’individuo, solo portatore di vita, minacciato oggi, nel modo più grave, di livellamento. Anche nel gruppo più ristretto egli è accettabile soltanto se appare tale alla maggioranza. Deve accontentarsi di essere tollerato. Ma la sola tolleranza non fa progredire nulla; al contrario, induce a dubitare di sé, cosa di cui, in determinate circostanze l’individuo isolato che ha qualche cosa da rappresentare soffre particolarmente.”»
(Marie Louise Von Franz – Il mito di Jung, p.247)

Jung nel tempo smentì questo suo pensiero 

Giulia Maria d'Ambrosio ‎ 



"Da notizie tratte da diverse fonti si sa che i discepoli di Jung si trovarono spesso in imbarazzo sull'argomento. A proposito del gruppo, Jung sosteneva che questo poteva favorire la perdita del senso di responsabilità, la dipendenza, l'imitazione e la suggestionabilità e poteva infine portare a un'eccessiva perdita di difese dell'Io. Tuttavia, il suo atteggiamento negativo nei confronti dei gruppi andò successivamente modificandosi, fino a giungere a una rivalutazione. In seguito, il percorso individuativo e l'adattamento alla collettività furono da lui identificati come una coppia di opposti. - In una lettera da lui scritta il 26 gennaio 1955 ad Hans Illing, uno psicoterapeuta di Los Angeles, Jung gli comunicava di aver fondato un gruppo facente capo al Circolo Psicologico di Zurigo. Al termine di quella lettera, Jung ribadiva l'importanza della terapia di gruppo, riconoscendone una possibile complementarietà rispetto all'analisi individuale. - Jung riconobbe i possibili limiti di entrambi gli approcci: per la terapia di gruppo una sorta di limitazione da parte del collettivo e per l'individuale la possibilità di trascurare l'adattamento sociale. Da ciò emerge la possibile complementarietà delle due terapie." - Wilma Scategni,Psicodramma e terapia di gruppo, Red Edizioni, 1996
Aggiungo che il sostanziale disadattamento al mondo sociale di molti terapeuti, quella certa mancanza di fluidità verso le cose comuni, risente proprio della mancanza di un lavoro di gruppo. Con questo, rimango sulle mie rispetto a certi gruppi di bioenergetica e company. Ritengo che l'approccio teorico sia comunque importante.
 In ogni caso, personalmente, come ho accennato sopra, ritengo sostenibile l'esperienza dello psicodramma junghiano, che è una forma di lavoro di gruppo basato sull'amplificazione e non sull'interpretazione, che restituisce ai soggetti protagonisti una serie di informazioni che possono poi essere lavorati nell'individuale. E' senz'altro la forma più potente di uso della funzione trascendente che ho incontrato (intendo più dell'immaginazione personale, del gioco della sabbia, dell'uso del disegno, delle fiabe, del canto e del lavoro sul corpo, tutti campi in cui ho esperienza approfondita). Altre forme di lavoro di gruppo non legate all'area junghiana mi lasciano sempre perplessa, perché - e questo è una mancanza di supporto teorico, però - non approfondiscono le tematiche dell'Ombra contemporaneamente alle tematiche di Luce. Emanuela de Vita


Giulia Maria d'Ambrosio è medico, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta. Formatasi come ricercatore in neurofisiologia presso l'Università di Milano, ha approfondito l'esperienza in campi diversi sia come terapeuta che come consulente ed è formatrice di counselor.

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