quando leggo i commenti degli psicologi in guerra aperta con i counselor mi rendo conto con quanta superficialità vengano misurati e considerati certi percorsi che in realtà non si conoscono.
Riporto un’intervista di Aldo Carotenuto:io non dimentico però una frase che Jung dirà a un certo punto nei suoi Ricordi, sogni e riflessioni dove dice che noi dobbiamo sapere tutto, conoscere a perfezione quanto detto da Freud e da altri autori, ma poi dobbiamo anche saper dimenticare tutto. In questo senso io potrei dire che lo specifico di Jung, la tecnica junghiana è quella di non avere nessuna tecnica. Io sono del parere che due analisti, che hanno veramente molta esperienza, siano di per sé inconfondibili, perché l’esperienza stessa porta le persone – in questo caso specifico gli analisti – ad avere lo stesso comportamento.
Molto interessante il commento di un visitatore molto competente
Tommaso Valleri
Queste discussioni rischiano, a mio avviso, di essere interminabili. Le posizioni non sono – da queste premesse – conciliabili. Credo che occorra prenderne atto. Le mediazioni sono auspicabili, ma non sempre possibili.
Il counseling è alla ricerca della propria autonomia non già dalla psicologia, ma dalla professione di psicologo.
Così come in passato lo è stato per voi nei confronti della medicina. Ho seguito molto da vicino i vari carteggi (riunioni, dibattiti, etc.) che hanno portato alla costituzione dell’Ordine degli psicologi, e il tenore delle discussioni era esattamente questo. A parti rovesciate: psicologi (pochi, per la verità, per lo più dipendenti pubblici spinti dal sindacato e qualche universitario) vs medici.
Voi giustamente rivendicate una vostra prerogativa, così come i medici ancora oggi la rivendicano nei vostri confronti (basti pensare a quel pasticciaccio sulla diagnosi psicologica nella sanità pubblica).
Voi tendete a denigrare la nostra formazione, così come i medici denigravano la laurea in psicologia.
Anche voi avete avuto i vostri problemi (quanti psicologi improvvisati sono entrati nell’Ordine tra il 1989 e il 1992-93?) così come noi abbiamo i nostri (corsi di pochi giorni, persone scorrette, etc.).
Ognuno di noi seguirà le proprie strade, è possibile che presto (prima di quanto avevo previsto) si arrivi ad uno scontro. E’ possibile che verranno trovate soluzioni all’italiana, come spesso accade (cosa che proprio non auspico, però).
Rispetto la vostra opinione, e comprendo anche i vostri tentativi di salvare il salvabile. Mi permetto solo di dirvi che state secondo me seguendo la peggiore delle strade possibili, anche in considerazione dei mutamenti di opinione che la società ha avuto negli ultimi 10-15 anni rispetto alle professioni ordinate.
Da parte nostra, credetemi, nessun astio nei vostri confronti. Mi dispiace solo che voi ne nutrite molto nei nostri, di confronti. Spesso ho il sentore che queste discussioni rischino di diventare una valvola di sfogo per le insoddisfazioni, i malumori, la percezione di non avere un giusto riconoscimento, i problemi di collocamento professionale, di lavoro, di pensione, di riconoscimento sociale, di insoddisfazione verso l’università, etc.
Comunque sia, in futuro vediamo cosa accadrà.
Io personalmente, nel mettere in piedi con altri colleghi un’associazione professionale, non ho inteso né dichiarare guerra agli psicologi né tanto meno silularli in alcun modo. Peraltro la mia storia professionale – che pur è particolare, me ne rendo conto – mi porta da tanti anni a collaborare con psicologi, psichiatri e psicoterapeuti.
Lo abbiamo fatto perché crediamo che il counseling (ma soprattutto i counselor) abbiano bisogno di regole, di orientamenti certi, di limiti, di professionalità. Lo abbiamo fatto per isolare gli sciamani, i maghi, i professionisti di dubbia provenienza. Lo abbiamo fatto dandoci regole condivise con altri paesi dalle medesime categorie, regole che piano piano stanno diventando anche le vostre (aggiornamento permanente, assicurazione obbligatoria, supervisione obbligatoria, etc.). E mi darete atto che noi lo abbiamo fatto fin da subito, senza la necessità di avere questo o quel decreto che ci obbligava.
Dunque, concludendo perché vi ho già rubato abbastanza tempo, io sono ben lieto di discutere e di dibattere tutto, a patto che non si scada nel dare di cialtroni a tutti a prescindere colpendo nel mucchio.