Vi sarà capitato di osservare persone ripetere dei
rituali particolari, come tornare indietro più volte , dopo aver già chiuso la
porta di casa,per assicurarsi di aver serrato bene la manopola del gas,
controllare più volte di aver chiuso bene l’auto, girare intorno la stessa e
sincerarsi che gli specchietti siano flessi verso l’interno, oppure lavarsi le
mani in continuazione o compiere dei rituali antimicrobi sofisticati e particolari.
Tutto questo ha un nome
ben preciso, è un disturbo della personalità per la precisione il DISTURBO
OSSESSIVO COMPULSIVO ( D.O.C).
Chiaramente molti di noi
hanno dei piccoli atteggiamenti ossessivi ma finchè non creano disagio e quindi
finchè questo atteggiamento non sia ego
distonico può considerarsi assolutamente
gestibile ;sono solo piccole manie con cui è possibile tranquillamente convivere.
Quando il disturbo diventa patologico ,provocando
un disagio fisico e psichico ,allora è importante intervenire.
La diagnosi viene fatta da
un esperto ( psicologo, psichiatra) mediante colloqui e somministrazione di
test.
L’ossessivo compulsivo
dipende dalla propria stessa ossessività ed in un certo senso può essere
considerata una personalità dipendente.
L’ossessivo compulsivo è un perfezionista che mira ad altissimi risultati
con un’attenzione maniacale per le regole,gli elenchi, l’ordine, i dettagli
l’organizzazione o le bozze schematiche, le procedure, la forma. Il Suo impegno
è talmente alto e stressante che succede talvolta che nel prestare eccessiva
attenzione perde di vista l’obiettivo e non porta a termine il proprio lavoro.
Spesso ha
un forte attaccamento al lavoro ed alla produttività trascurando i
passatempi e le amicizie.Molto coscienzioso e scrupoloso, è inflessibile per
quanto riguarda la moralità, l’etica e i valori. Infligge a sè e agli altri principi
molto rigorosi.
Queste
persone sono rigide ed irremovibili, aggressive , talvolta di quella
aggressività passiva, possono anche essere apparentemente persone dolci ed
accoglienti talvolta eccessivamente disponibili per paura che dicendo no
possano essere considerate non perfetti e quindi non amabili, ma se si
fuoriesce dai loro standard morali rigorosi diventano molto aggressive, ed
anche molto critiche nei confronti di se stesse e degli altri.
Incapaci di
buttare oggetti usati o inutili. Talvolta sono avare,non come
predisposizione d’animo ma per paura di catastrofi tendono ad avere un tenore
di vita inferiore rispetto alle loro reali possibilità economiche per
essere così sempre pronte all’emergenza. Non sono sempre consapevoli della
loro inflessibilità , il rituali
ossessivo che mettono in atto servono
solo a sedare la forte ansia che le caratterizza.
Difficilmente
delegano compiti o sono disponibili a condividere il lavoro con altri, non
accettano critiche al loro lavoro altrimenti cadono in una forte frustrazione e
per questo è sconsigliato un lavoro di dipendenza. Si ostinano irrazionalmente
affinché ogni cosa sia compiuta nella loro modalità, prodigando istruzioni
precise su come si devono fare le cose. In nessun modo riescono a prendere in considerazione la possibilità che ci sia un altro metodo o un’ altra strada
per giungere al risultato. Inevitabilmente influenzano in questo modo chi gli
sta vicino, rendendo spesso insicuri i propri interlocutori su cosa
effettivamente è giusto fare o non fare, deprivandoli della propria capacità di
scelta invadono i confini dell’altro.
Caratteristica
di questo stile di personalità è pensare in termini di devo. Tale pensiero
induce ad agire in base ai propri standard interiorizzati, oltremodo rigidi piuttosto
che fare quello che si desidera o preferisce che purtroppo viene del tutto
risucchiato dal vortice dell’ossessività fino a dimenticare quali possano
essere davvero le cose che possono farlo
distrarre o far stare meglio.

Sia che si hanno tali caratteristiche o che ci sia un’ossessione per la pulizia , l’ordine , il controllo , la simmetria, si parla sempre di disturbo ossessivo compulsivo.
E’ un
disturbo pervasivo disfunzionale che influenza la vita della persona e
compromette la sua sfera relazionale alla cui base c’è uno stile di
attaccamento ansiogeno.
Questi
individui provengono da un rapporto iperprotettivo con la madre o da un’eccessiva
non curanza della stessa,oppure dalla prematura dipartita, quindi alla base c’è
un eccesso o una mancanza di controllo e
contenimento.
Le persone
che hanno questo disturbo tendono ad influenzare la vita dei familiari fino a
renderla complicata,alcuni centri specializzati offrono counseling d’ascolto ai
familiari degli ossessivi compulsivi.
Ma questa mania del controllo da cosa davvero deriva?
Ma questa mania del controllo da cosa davvero deriva?
Alcune
scuole fanno derivare il disturbo D.O.C da problemi biologici genetici relativi
ai precursori della serotonina ed in tal caso una terapia farmacologica con
stabilizzatore dell’umore e ansiolitico potrebbe essere molto importante (solo uno psichiatra può
somministrare farmaci dopo una diagnosi).
Che tipo di
approccio utilizzare con il counseling psicologico?
E’
fondamentale ascoltare la storia del paziente e valutare la possibilità che l’ansia sia la conseguenza di un evento
traumatico , oppure di una patologia organica o psichiatrica (per es. malattie
endocrine o neurologiche; depressione), in tal caso come ho scritto su l’uso
di farmaci è essenziale.
In ogni caso qualsiasi sia l’origine dell’ossessività ci sono
varie tecniche applicabili che possono tranquillamente essere associate anche
all’uso dei farmaci.
Una buona tecnica per aiutare il paziente ( cliente),
trattandosi comunque di un paziente che alla base ha un serio disturbo d’ansia
ed una marcata apprensione per la vita è un approccio non direttivo, di molto
ascolto e di molta accoglienza ed empatia.
In effetti il counseling può favorire tutto questo,
soprattutto se utilizzato secondo la tecnica del suo ideatore Carl Rogers,
quindi con una tecnica rogersiana. Egli nutriva profonda fiducia e rispetto
nell’essere umano; credeva che chiunque può essere in grado di affrontare i
propri problemi nel modo più adeguato se posto in una situazione di
“accettazione incondizionata”. Questo fa si che la persona si senta autorizzata
ad esprimersi, ad essere se stessa, ad abbassare le difese e a lasciar emergere
soluzioni creative e personali ai propri problemi, proprio perché avverte la
relazione con l’operatore come molto sicura e rispettosa della libertà
personale.
Ma avere competenze in counseling ad approccio integrato è utile in quanto dinanzi ad un
caso concreto è possibile , seguendo man mano il proprio istinto , applicare più tecniche in base
a quel che viene fuori durante le sedute col paziente.L’apertura iniziale verso il cliente sicuramente dovrebbe essere rogersiana, empatia, ascolto e accettazione
incondizionata,ma poi non bisogna assecondare troppo il paziente (cliente) e
non permettergli di far uscire la sua rabbia esplosiva che potrebbe venire
fuori man mano che racconta di sé,quindi esortarlo a contenere la rabbia altrimenti si corre il rischio di fortificare
i suoi schemi e le sue liste maniacali .Non è assolutamente indicato togliere improvvisamente i suoi codici di gestione dell'ansia , l’ideale è aiutarlo a modificare il suo atteggiamento con
codici sempre meno coercitivi .Proporgli nuovi schemi e ridimensionare gli
schemi rigidi strutturati diviene fondamentale.
Il counseling prevede anche l’utilizzo di tecniche di
respirazione e rilassamento che sono estremamente indicate nel trattamento
dell’ansia come in quello del paziente ossessivo compulsivo, dato che questa
comporta una costante tensione fisica e difficoltà di respiro fino ad episodi
come l’apnea e il senso di soffocamento che, insieme ad altri elementi,
caratterizzano per es. un attacco di panico. Per questo, praticando queste
tecniche, si può ottenere un progressivo benessere, migliorando il proprio
stato d’animo, aumentando la distensione muscolare e migliorando l’equilibrio interno.
L’apprendimento di queste tecniche può essere inserito nella creazione graduale di un nuovo percorso di “autoanalisi” che insegna al paziente ( cliente) come gestire la propria interiorità per imparare ad orientarsi o ri-orientarsi nelle varie circostanze che la vita presenterà
Emanuela de Vita ( counselor professionale ad approccio integrato in formazione)
L’apprendimento di queste tecniche può essere inserito nella creazione graduale di un nuovo percorso di “autoanalisi” che insegna al paziente ( cliente) come gestire la propria interiorità per imparare ad orientarsi o ri-orientarsi nelle varie circostanze che la vita presenterà
Emanuela de Vita ( counselor professionale ad approccio integrato in formazione)



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