martedì 24 luglio 2012

DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO (D.O.C)



Vi sarà  capitato di osservare persone ripetere dei rituali particolari, come tornare indietro più volte , dopo aver già chiuso la porta di casa,per assicurarsi di aver serrato bene la manopola del gas, controllare più volte di aver chiuso bene l’auto, girare intorno la stessa e sincerarsi che gli specchietti siano flessi verso l’interno, oppure lavarsi le mani in continuazione o compiere dei rituali antimicrobi sofisticati e particolari.
Tutto questo ha un nome ben preciso, è un disturbo della personalità per la precisione il DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO ( D.O.C).

Chiaramente molti di noi hanno dei piccoli atteggiamenti ossessivi ma finchè non creano disagio e quindi finchè  questo atteggiamento non sia ego distonico  può considerarsi assolutamente gestibile ;sono solo piccole manie con cui è possibile tranquillamente convivere. Quando il disturbo diventa patologico  ,provocando un disagio fisico e psichico ,allora è importante intervenire.
La diagnosi viene fatta da un esperto ( psicologo, psichiatra) mediante colloqui e somministrazione di test.
L’ossessivo compulsivo dipende dalla propria stessa ossessività ed in un certo senso può essere considerata una personalità dipendente.
L’ossessivo compulsivo è un perfezionista che mira ad altissimi risultati con un’attenzione maniacale per le regole,gli elenchi, l’ordine, i dettagli l’organizzazione o le bozze schematiche, le procedure, la forma. Il Suo impegno è talmente alto e stressante che succede talvolta che nel prestare eccessiva attenzione perde di vista l’obiettivo e non porta a termine il proprio lavoro.

Spesso ha un forte attaccamento al lavoro ed alla produttività trascurando i passatempi e le amicizie.Molto coscienzioso e scrupoloso, è inflessibile per quanto riguarda la moralità, l’etica e i valori. Infligge a sè e agli altri principi molto rigorosi.
Queste persone sono rigide ed irremovibili, aggressive , talvolta di quella aggressività passiva, possono anche essere apparentemente persone dolci ed accoglienti talvolta eccessivamente disponibili per paura che dicendo no possano essere considerate non perfetti e quindi non amabili, ma se si fuoriesce dai loro standard morali rigorosi diventano molto aggressive, ed anche molto critiche nei confronti di se stesse e degli altri.
Incapaci di buttare oggetti usati o inutili. Talvolta sono avare,non come predisposizione d’animo ma per paura di catastrofi tendono ad avere un tenore di vita inferiore rispetto alle loro reali possibilità economiche per essere così sempre pronte all’emergenza. Non sono sempre consapevoli della loro  inflessibilità , il rituali ossessivo  che mettono in atto servono solo a sedare la forte ansia che le caratterizza.
Difficilmente delegano compiti o sono disponibili a condividere il lavoro con altri, non accettano critiche al loro lavoro altrimenti cadono in una forte frustrazione e per questo è sconsigliato un lavoro di dipendenza. Si ostinano irrazionalmente affinché ogni cosa sia compiuta nella loro modalità, prodigando istruzioni precise su come si devono fare le cose. In nessun modo riescono a prendere  in considerazione la possibilità  che ci sia un altro metodo o un’ altra strada per giungere al risultato. Inevitabilmente influenzano in questo modo chi gli sta vicino, rendendo spesso insicuri i propri interlocutori su cosa effettivamente è giusto fare o non fare, deprivandoli della propria capacità di scelta invadono i confini dell’altro.
Caratteristica di questo stile di personalità è pensare in termini di devo. Tale pensiero induce ad agire in base ai propri standard interiorizzati, oltremodo rigidi piuttosto che fare quello che si desidera o preferisce che purtroppo viene del tutto risucchiato dal vortice dell’ossessività fino a dimenticare quali possano essere davvero  le cose che possono farlo distrarre o far stare meglio.

Sia che si hanno tali caratteristiche o che ci sia un’ossessione per la pulizia , l’ordine , il controllo , la simmetria, si parla sempre di disturbo ossessivo compulsivo.
E’ un disturbo pervasivo disfunzionale che influenza la vita della persona e compromette la sua sfera relazionale alla cui base c’è uno stile di attaccamento ansiogeno.
Questi individui provengono da un rapporto iperprotettivo con la madre o da un’eccessiva non curanza della stessa,oppure dalla prematura dipartita, quindi alla base c’è un eccesso o  una mancanza di controllo e contenimento.
Le persone che hanno questo disturbo tendono ad influenzare la vita dei familiari fino a renderla complicata,alcuni centri specializzati offrono counseling d’ascolto ai familiari degli ossessivi compulsivi.
Ma questa mania del controllo da cosa davvero deriva?
Alcune scuole fanno derivare il disturbo D.O.C da problemi biologici genetici relativi ai precursori della serotonina ed in tal caso una terapia farmacologica con stabilizzatore dell’umore e ansiolitico potrebbe essere  molto importante (solo uno psichiatra può somministrare farmaci dopo una diagnosi).
Che tipo di approccio utilizzare con il counseling psicologico?

   E’ fondamentale ascoltare la storia del paziente e valutare la possibilità che      l’ansia sia la  conseguenza di un evento traumatico , oppure di una patologia organica o psichiatrica (per es. malattie endocrine o neurologiche; depressione), in tal caso come ho scritto su l’uso di farmaci è essenziale.
In ogni caso qualsiasi sia l’origine dell’ossessività ci sono varie tecniche applicabili che possono tranquillamente essere associate anche all’uso dei farmaci.
Una buona tecnica per aiutare il paziente ( cliente), trattandosi comunque di un paziente che alla base ha un serio disturbo d’ansia ed una marcata apprensione per la vita è un approccio non direttivo, di molto ascolto e di molta accoglienza ed empatia.
In effetti il counseling può favorire tutto questo, soprattutto se utilizzato secondo la tecnica del suo ideatore Carl Rogers, quindi con una tecnica rogersiana. Egli nutriva profonda fiducia e rispetto nell’essere umano; credeva che chiunque può essere in grado di affrontare i propri problemi nel modo più adeguato se posto in una situazione di “accettazione incondizionata”. Questo fa si che la persona si senta autorizzata ad esprimersi, ad essere se stessa, ad abbassare le difese e a lasciar emergere soluzioni creative e personali ai propri problemi, proprio perché avverte la relazione con l’operatore come molto sicura e rispettosa della libertà personale.
Ma avere competenze in counseling ad approccio integrato   è utile in quanto  dinanzi ad un caso concreto è possibile , seguendo man mano il proprio istinto , applicare più tecniche in base a quel che viene fuori  durante le sedute col paziente.L’apertura iniziale verso il  cliente sicuramente dovrebbe essere rogersiana, empatia, ascolto e accettazione incondizionata,ma poi non bisogna assecondare troppo il paziente (cliente) e non permettergli di far uscire la sua rabbia esplosiva che potrebbe venire fuori man mano che racconta di sé,quindi esortarlo a contenere la rabbia  altrimenti si corre il rischio di fortificare i suoi schemi e le sue liste maniacali .Non è assolutamente indicato togliere improvvisamente i suoi codici di gestione dell'ansia , l’ideale è  aiutarlo a modificare il suo atteggiamento con codici sempre meno coercitivi .Proporgli nuovi schemi e ridimensionare gli schemi rigidi strutturati diviene fondamentale.
Il counseling prevede anche l’utilizzo di tecniche di respirazione e rilassamento che sono estremamente indicate nel trattamento dell’ansia come in quello del paziente ossessivo compulsivo, dato che questa comporta una costante tensione fisica e difficoltà di respiro fino ad episodi come l’apnea e il senso di soffocamento che, insieme ad altri elementi, caratterizzano per es. un attacco di panico. Per questo, praticando queste tecniche, si può ottenere un progressivo benessere, migliorando il proprio stato d’animo, aumentando la distensione muscolare e migliorando l’equilibrio interno.
L’apprendimento di queste tecniche può essere inserito nella creazione graduale di un nuovo  percorso di “autoanalisi” che insegna al paziente ( cliente) come gestire la propria interiorità per imparare ad orientarsi o ri-orientarsi nelle varie circostanze che la vita presenterà



Emanuela de Vita ( counselor professionale ad approccio integrato in formazione)

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